Foto e status.

Piacendomi molto amo pubblicare delle immagini che mi ritraggono, ma aborro farlo con una frase presa a prestito da uno scrittore, filosofo o mia zia scrittrice ( non ne posseggo una però).

Vi sarà certamente capitato di vedere dagherrotipi (bella questa eh?) di vostri amici o conoscenti, magari in pose plastiche mentre fanno finta di osservare il mare, un tramonto oppure sono in procinto di uscire di casa e leggere sotto “La vita è questa, niente è facile e nulla è impossibile” o ancora “Nella vita non c’è nulla da temere, solo da capire”.

… inspira ed espira 😂

Ecco, questo mi irrita quanto i messaggi vocali, ( Cosa ho scritto a tal proposito) dunque ogni volta che mi capita di vedere uno scempio del genere mi domando:

  1. Perché non scrivi la verità tipo: “Mi piaccio, penso di essere un gran figo e pubblico la foto sulla mia pagina. Ti piace? Metti il like. Non ti piace? Voltati o passa oltre”.
  2. Se ti manca il coraggio di scrivere la prima frase allora perché non la pubblichi e basta?
  3. Se pensi che pubblicare una foto senza una scritta “interessante” sia da sfigati perché non metti dei semplici # e la facciamo finita?
  4. Ma se ancora non sei soddisfatto perché non ti domandi “alle persone interesserà di più vedere un pezzo della mia vita o leggere una frase che magari hanno già visto da altre parti?”
  5. E se proprio non ce la fai, ti prego rileggi la frase che pensi di pubblicare e domandati: E’ coerente con la foto? O solo perché sei al mare puoi scrivere come la barca lascia la scia io ti lascio la firma mia?


Ah, non valgono nemmeno in inglese o altre lingue, sia chiaro. Peggiori solo la situazione: oltre all’incoerenza sottolineeresti anche la tua pochezza linguistica.

Ecco, ho detto tutto; anzi no, ancora una cosa: i social vanno se c’è: gossip, cibo e gattini. La prossima volta dunque sotto la tua foto in posa scrivi “Miao” e facciamola finita.

Trovate una frase ad effetto per questa foto 😂

A proposito di frasi, io ne ho scritte poche intelligenti ma questa mi piace tanto: “Citare continuamente gli altri non è da fighi, è non avere nulla da dire.”

Cosa c’entra tutto ciò con la bellezza? Semplice: chi ti segue ti apprezza per come sei.

E buona bellissima domenica 🙂

Inspira ed espira.

… inspira ed espira e ancora inspira ed eeeeespira: la base per praticare yoga.

Grazie Rosaria.

Sono trascorsi cinque anni dalla prima volta, ed anche in questo caso fu Davide a suggerirmelo (accidenti sto ragazzo mi ha fatto scoprire tante belle cose tra cui yoga, questo blog …..). Cercavo uno sport nuovo perché mi ero stufato di andare a correre e nuotare. In realtà lo avevo già provato a ventidue anni credo, con Silvia (la mia prima fidanzata e persona che amai tantissimo, ed amo tutt’ora sia chiaro) ma era uno yoga diverso e poi mi addormentavo sempre 😂

Dunque il mio approccio è stato prima di tutto “fisico”, non volevo uno “sport” statico, al contrario; avevo sentito parlare da un’amica milanese, Monica, di Bikram yoga, ovvero una pratica fatta in una sala riscaldata a 38 gradi….. mi piacque immensamente. Davide venne con me alcune volte ma si metteva sempre in ultima fila per non essere visto dato che praticamente non si muoveva 😅, poi mi salutò ed io continuai la strada da solo.

Successivamente ho incontrato Lei, la mia Maestra, Amica e Donna speciale: Rosaria (Ecco il suo profilo). Mi ha stregato, rapito e fatto capire cosa significhi la frase: “Practice and all is coming” cioè “Pratica e tutto arriva”. Verissimo: cinque anni fa ero un bastone, ora quasi un fuscello che si piega con agilità, forza e determinazione ( e credetemi a cinquant’anni non è così comune).

Inspira ed espira, inspira ed espira……

Costanza, curiosità ed amore per il proprio corpo sono state le basi per scoprirmi rinnovato, dopo ogni pratica. E’ meraviglioso perché dopo circa cinque minuti che pratico inizio a sorridere di felicità, e Rosaria questo lo sa bene perché lei non è solo la mia Maestra, molto di più: lei sa leggermi dentro.

Per fare yoga oltre alla predisposizione d’animo ci vogliono gli addominali e l’apertura delle anche, questo è bene saperlo così come è bene sapere che non basta un anno per ottenere tutto questo. E’ un percorso infinito. Sia ben chiaro a chi vuole iniziare 🤗

Il sorriso di Rosaria è il suo marchio di fabbrica un pò come il mio, ma ciò che la rende ancora più peculiare sono la sua sproporzionata generosità ed immensa sensibilità. Io le voglio bene non solo per questo ma perché si è totalmente dedicata a me: il suo cuore è tanto tanto grande.

Inspira ed espira ed ancora inspira ed espira……

Lo yoga è donare e ricevere: offrire agli Altri ed accogliere dal Mondo, concedere alla Mente ed ascoltare il Corpo; è una corte principesca bella, complessa che ogni giorno si arricchisce e si rinforza viepiù.

Ad ogni inspirazione accogliamo consapevolezza e novità, ad ogni espirazione doniamo esperienza e resilienza. E tutto questo è straordinaria e lucente bellezza.

Chiamate video? Si, grazie!

Una volta c’erano le convention, le riunioni, i podi e gli altari virtuali da cui i manager egoriferiti amavano sproloquiare per ore. Ho avuto la grande fortuna di lavorare negli eventi e per cinque anni ho assistito a presentazioni soporifere, al limite dell’allucinante, senza capo né coda, esibizioni che servivano semplicemente al relatore o per lavarsi la coscienza – ” io ve l’ho detto” – o per accarezzare il proprio ego sproporzionato e malato. Ho anche assistito a pubblici – quasi interi- addormentarsi non a causa dei bucatini all’amatriciana o la pasta cacio e pepe: la persona che esponeva non era interessante . Non a caso ho scritto “persona”: l’argomento è secondario, chi sa veramente ascoltare e poi comunicare è in grado di rendere “secsi” anche un tema ostico.

Poi di punto in bianco il mondo è cambiato: ora ci sono gli inviti sul calendario virtuale e le video chiamate. I primi hanno un enorme vantaggio: inizio e fine precisi; se ti trovi di fronte una persona che si perde nel particolare del dettaglio del particolare ad un certo punto lo interrompi e gli domandi: “Ok, dunque? Cosa decidiamo?” Aaaaah che meraviglia vederlo sgranare gli occhi e capire (se è minimamente intelligente) che ha sbrodolato e che ora una decisione la deve prendere. Le video chiamate invece hanno due aspetti positivi: primo l’interlocutore trasmette da casa sua e quindi hai la possibilità di conoscerlo un pò di più (anche coloro che usano un fondo finto si svelano, direi proprio per quello) e poi dimostrano tutta l’incapacità comunicativa perché non sei su un palco o su un podio da cui domini la situazione bensì allo stesso livello del tuo interlocutore.

Tutto questo si rivela un vero grattacapo, credo almeno per l’ottanta percento dei manager che ripeto sono irrimediabilmente ancorati alla lettura banale delle loro slide zeppe di dati, parole, cifre, immaginette anni ’70 e torte multicolor. Che mestizia…. Ricordo che una volta un mio cliente, presidente di un’ importante catena di retail in ambito cosmetico mi disse: ” Se leggi le diapositive è perché non hai nulla da dire”, ed è vero: esse devono essere un supporto, non un pilastro su cui pavoneggiarsi. Vi immaginate Enzo Tortora o Corrado con le slides? Non voglio dire che i manager debbano essere come loro, ma farsi qualche domanda in più sì …..

L’ efficacia comunicativa o ce l’hai o ne sei sprovvisto, poche storie. Puoi fare tutti i corsi del mondo, partecipare a tutti i simposi dell’universo ma se non possiedi innanzi tutto l’umiltà di ascoltare il tuo pubblico, percepire emotivamente il sentimento che in quel momento veleggia, guardare negli occhi i tuoi interlocutori, entrare garbatamente in contatto con loro, stimolare le sinapsi emotive con un sorriso, non potrai mai affascinarli.

Molti pensano “io sono il capo, anzi menagger, dunque bravo, ho delle cose da dire e gli altri le devono ascoltare”. Balle, balle ed ancora balle. Svegliati, anzi domandati “Mi ascolterei?” Uhm… forse no.

Anche in questo caso, le diverse forme di eleganza ( Ecco il mio articolo ) giocano un ruolo fondamentale.

L’ eleganza d’animo: come possiamo pensare che gli altri ci seguano se noi per primi non ascoltiamo e rispettiamo i loro bisogni (non posso star seduto ore a vedere te che leggi diapositive) oppure non ci apriamo verso gli altri (un sorriso cordiale e sentito è sufficiente per trasmettere positività).

L’ eleganza gestuale: il valore dell’accoglienza (far percepire la nostra predisposizione all’ascolto vero) attraverso uno sguardo: non siamo noi quelli importanti, al contrario è importante il pubblico, ovvero il nostro Ospite.

L’ eleganza intellettuale: capacità espositiva, ricerca del termine più appropriato, concetti chiari, puliti, utilizzo intelligente della nostra lingua. La vogliamo smettere di usare termini anglofoni per riempirci la bocca e mascherare la nostra profonda ignoranza ed incapacità comunicativa?

Siamo esseri umani ed abbiamo avuto un gran dono: la parola. Utilizziamola bene, con garbo ed attenzione si possono creare delle stupende catene comunicative: ecco, questo è bellezza.

I ❤️ TA

Israele, Agosto 2013.

Ricordo che quando dissi “Vado in Israele”, la reazione di alcuni fu: “Ma è pericoloso!”

Oggi posso affermare con estrema serenità che è vero, è pericolosissimo, perché è una terra dove vorresti tornare, ritornare e visitare ancora.

Tel Aviv è uno dei più interessanti osservatori sul mondo che esistano, New York a confronto è il cimitero degli elefanti: presuntuosa perche la sua fama negli anni ‘80 la precedeva si è accartocciata su se stessa da parecchio tempo. Lei al contrario è una metropoli fertile, interessante, cangiante, scoppiettante, quando la vivi percepisci che c’è fermento culturale, economico ed innovazione. E’ una città giovane e come tutti gli adolescenti, sebbene sbagli, ha la forza ed il coraggio di rialzarsi, possiede un coté nuovo ed uno un po’ decadente è infatti normale ammirare grattacieli accanto a case ancora distrutte dalle bombe.

“The sin city” altrimenti definita, e mai locuzione fu più azzeccata, non tanto per il valore semantico rispetto al termine “peccato” ma per tutto ciò che di bello ruota attorno al sostantivo: bar aperti tutta la notte, un coacervo di culture e di contaminazione favolose, il bisogno spasmodico di movimento, condivisione ed accettazione dell’altro e del diverso.

Gli Israeliani sono dei combattenti, si sono sempre dovuti difendere, dunque le loro modalità di interazione sono semplici, chiare e dirette (schema relazionale che forse può intimidire una cultura “democristiana” come la nostra), e poi non hanno il culto del “finish” perché le loro case non possiedono un perfetto layout da rivista patinata ma stai pur certo che le magioni sono sempre aperte ad accoglierti, anzi è un onore per loro riceverti in seno. Semplici e diretti si, ma tra i più sofisticati al mondo per pensiero e credo.

Ho avuto la fortuna di essere ospite di Roberta, la mia cara amica di TA, che ricordo mi mise a dura prova prima di fidarsi di me professionalmente, e giuro non mi sono mai sentito ospite bensì parte della sua famiglia, alcune volte anche parecchio allargata – una sera arrivai a casa e c’erano ben 14 bambini, la somma dei suoi figli e quelli di sua sorella 😂

L’unico timore che avevo era quello di sbagliare frigorifero o posate, avendo zone separate per rispettare la legge Kosher sulla divisione delle carni dai latticini ed ammetto alcune volte di avere anche sbagliato; scusami Roberta 🤗

E poi c’è anche la bellezza fisica, molti Israeliani sono statuari. Sono il perfetto melting pot, sia gli uomini che le donne sono attenti alla cura del fisico. Non ho mai visto così tante persone belle nella stessa città. Occhi verdi e profondi, denti bianchi e labbra disegnate. Unici.

TA mi ha profondamente segnato, ancor oggi riesco chiudere gli occhi e posarli sulla città la sera al tramonto: la prospettiva che ogni tardo pomeriggio godevo dalla terrazza al numero 36 di Golomb Street, Giv’atayim il quartiere dove ho vissuto preziosi momenti di bellezza emotiva.

Il tempo è mio.

A quarant’anni persi la mia migliore amica, provai una sofferenza atroce ma Lauretta dopo l’amore dei suoi figli mi fece un altro immenso regalo: una diversa cognizione del tempo.

Fino ad allora avevo esperito lutti ma tutti parte del flusso della vita: nonni, zie, prozie eccetera. La separazione da una persona che ha la tua stessa età non è esattamente la stessa cosa.

Cambiai allora atteggiamento verso l’utilizzo del mio tempo. Così:

Sorridere. Sempre.
  • Coscienza della vita: con grande lucidità devo sapere che sono già ben oltre la metà (magari mi fosse concesso di superare i 100 anni), e tra l’altro ciò che potrò fare tra vent’anni sarà diverso rispetto a quello che facevo dieci anni fa.
  • Responsabilità dell’impiego: il tema non è l’iperattività, si può anche riposare o rimanere un intero pomeriggio a letto, l’importante è avere deciso scientemente che quella porzione di tempo la utilizzo in quel modo e ne voglio trarre giovamento.
  • Valorizzazione del tempo: trasformo il valore economico del bene che desidero acquistare in valore temporale, ovvero sono disposto a comprare quell’oggetto sapendo che per possederlo dovrò impiegare tot ore della mia vita?
  • Rispetto del momento altrui: prima di coinvolgere altre persone mi domando se abbia senso e mi possa permettere di farlo. In sintesi: rispetta se vuoi essere rispettato. Evito inoltre giri di parole inutili, dico le cose come stanno, anche a rischio di sembrare duro, crudo e spietato, con tanta trasparenza e chiarezza.
  • Amore delle rughe: da quando ho interiorizzato che “l’involuzione del corpo” è un aspetto inevitabile sono diventato più bello ed attraente. Sono più interessante oggi rispetto a vent’anni fa.
  • Serenità di essere: io sono fatto così, non devo piacere a tutti: mi aiuta a vivere la vita con più leggerezza e non sprecare ore a cercare compromessi che non portano da nessuna parte: “Non ti vado bene? No problem: ci sono mille altre persone nel mondo”
  • Aumento del benessere: ogni azione che faccio deve farmi stare meglio. Il contratto di coppia che abbiamo Davide ed io è molto semplice: “Io sto con te solo se mi fai stare meglio di come starei da solo”. ( Ecco chi siamo )
  • Ansia da prestazione: non potrò mai fare tutto nella vita, non avrò così tanto tempo per viaggiare e vedere tutti gli angoli del mondo o ancora leggere tutti i libri che voglio. Scelgo la qualità? No, il piacere.
  • Ottimismo: ogni mattina mi alzo e sono immensamente felice di vivere, conscio che ho a disposizione innumerevoli secondi, minuti ed ore e la scelta è mia.
  • Ricerca della bellezza: ogni persona, oggetto, animale, attimo hanno dentro una forma di bellezza. La cosa più bella è scoprirla, esaltarla e provare a renderla nostra.

Queste sono le mie regole e cerco di metterle in pratica ogni giorno. Solo così sarò in grado di vivere bene la bellezza del mio tempo.

Le 5 forme di eleganza.

Mi sono spesso domandato, nel mio percorso alla ricerca della bellezza, se ed in che modo essa sia correlata con l’eleganza e se sia possibile definirla. Non è mia intenzione scrivere un trattato filosofico, studiosi ben più importanti di me si sono già espressi, ho però il piacere di condividere il percorso del mio ragionamento.

Non esiste una sola forma di eleganza, mi rifaccio infatti al principio di Goleman secondo cui esistono più forme di intelligenza. Scopriamole.

L’Eleganza d’Animo: è forse la più preziosa perché il dono dei nostri genitori. La sensibilità, l’attenzione, il senso del rispetto, del dovere, il senso civico sono tutte caratteristiche che ci vengono trasmesse nel piccolo cerchio famigliare e solo grazie a mamma e papà coltivate e nutrite. L’espressione più bella è l’apertura verso gli altri.

L’eleganza Intellettuale: nasce dell’educazione e dunque sempre dai nostri genitori, ma può e deve essere ampliata ed arricchita. Le letture ed i viaggi secondo me sono un buon modo per far crescere questa forma d’arte. L’espressione più completa è la curiosità ed il bisogno di raggiungere la nobiltà mentale.

L’eleganza Gestuale: nasce dentro e migliora con il tempo. In pochissime persone è innata, in talune non potrà mai fiorire, in altre ovvero coloro che hanno avuto la fortuna di ricevere le prime due, si sprigiona nella fase adulta della vita. Si traduce straordinariamente nel saper accogliere gli altri e nello sguardo.

L’Eleganza Estetica: è tutto ciò che risulta visibile ai molti. Non sempre è naturale, talune volte è costruita e chi possiede le prime tre forme se ne accorge immediatamente. La si può migliorare, affinare ed addirittura costruire a tavolino: un bel vestito è espressione di questa forma ma l’abito fa il monaco per metà. Saper scegliere un gioiello, un arredo o comporre un outfit sono la sua forma più rappresentativa.

Infine c’è la quinta che è la somma parziale o totale delle precedenti. La chiamerei l’Eleganza della Bellezza, che è l’obiettivo verso cui tendere perché lei ci può aiutare ad arricchire il nostro percorso terreno.

La vostra bellezza è nell’aver letto questo mio scritto ed esprimere se volete il vostro pensiero nei commenti. 🤗

Ecco l’articolo letto da me

Perché QBQM?

Sudafrica, Cape Town 27 ottobre 2019.

Ero giunto al termine di un meraviglioso percorso in auto: il Chapman’s Peak Drive una delle strade sul mare più spettacolari del mondo. Questa strada costiera rocciosa inizia dal pittoresco porto peschereccio di Hout Bay e si innalza sensibilmente fino al Chapman’s Point, regalando panorami mozzafiato delle baie sabbiose sottostanti, per raggiungere nuovamente i livelli più bassi nella bellissima area di Noordhoeck.

Percorrere quella strada costa 42 Rand, e ricordo perfettamente che quella fu l’unica volta in Sudafrica in cui non riuscii a pagare con la carta di credito, o meglio non avevano un pos che accettasse le mie. La donna nella guardiola però, visti i miei occhi supplicanti, si recò all’interno ed uscì con un nuovo pos. Non chiedetemi chi pagai ma fatto sta che riuscii ad accedere a quel paradiso.

Quando arrivai al termine, ed essermi fermato almeno una ventina di volte (mi accadde sovente durante quel viaggio), pensai “Ma quanto sono fortunato a godere di così tanta bellezza?” Pubblicai dunque la foto che vedete qui sotto, la relativa didascalia e per la prima volta conclusi con “Quanta bellezza in questo mondo 🌍❤️🙏”. E da quel momento è diventata la firma o pay-off di molte foto che pubblico durante i nostri viaggi.

In Sudafrica mi emozionai così tanto che addirittura piansi (a cape Agulhas) perché non è da tutti poter viaggiare, non soltanto perché ci vogliono quattrini ma soprattutto per l’attitudine al viaggio ovvero quel bisogno innato di scoprire e lasciarsi scoprire. Io ho avuto tre immense fortune nella mia vita: dei genitori che mi hanno lasciato libero di esplorare il mondo, la curiosità che mi ha sempre animato e non ultimo un compagno che come me ama viaggiare al di sopra di ogni cosa.

QBQM, questa semplice frase, se volete anche banale, è la mia filosofia di vita: cercare, esaltare e vivere la bellezza utilizzando bene il mio tempo.

Lo trovate ancora banale? Allora provate a pensare a quante volte avete sprecato ore per cose inutili, non vivendo pienamente l’attimo a vostra disposizione oppure quando avete rinunciato ad un micro viaggio per indolenza o pigrizia, o ancora la volta in cui non avete goduto della bellezza del sorriso dei vostri genitori o figli o partner perché eravate distratti da cose che con il tempo avete scoperto essere irrilevanti.

Ne converrete dunque che troppo spesso sprechiamo tempo prezioso per delle quisquilie.

Pensateci, bene.

Ecco allora il monito che mi ripeto ogni giorno: “Cerca, vivi e ama la bellezza del mondo iniziando da te stesso perché tu ne sei parte e puoi diventare creatore di bellezza.”

Davidouille is the new Ratatouille.

Io non amo cucinare, Davide si. Mi stufo anche a fare il sous-chef ovvero quello sfigato che taglia verdure come se non ci fosse un domani.

Non che Davide sia il nuovo Cannavacciuolo intendiamoci, ma ci mette così tanta passione che mi fa tenerezza.

Io sono super ordinato, lui diciamo un po’ meno? Io voglio la cucina intatta lui la vuole utilizzare.

Io dimentico anche cosa ho mangiato dieci minuti prima, lui sogna tutta la settimana il brunch della domenica, ricorda con estrema dovizia di particolari tuuuuuutti i piatti che gustiamo nei ristoranti e si uccide di ricette per preparare il pasto domenicale.

Pancake riusciti bene 😂

Nonostante tutte queste difficoltà siamo arrivati ad una conclusione, o meglio Davide è riuscito tra la cucina ed il terrazzo a ritagliarsi il suo spazio per sperimentare la cucina alla Davidouille. E gli riesce abbastanza bene tranne quando la mattina si alza alle 06:30 ma non è ancora sveglio (il suo processo di sveglia completa giunge a compimento verso le 10:00) e provando a fare i pancake 🥞 fà abbrustolire loro, padella e tavolino di appoggio. Ma tant’è.

Il risultato di questa domenica autunnale lo vedete nelle foto: direi bello alla vista (te credo ho fatto le foto con l’iPhone 11), ben presentato (ci abbiamo messo dieci minuti per pietanza 😂), adorabile al gusto (lo amo tanto).

La bellezza in tutto questo? Io sono andato a yoga e lui è rimasto a casa a cucinare tranquillo (perché senza uno che ti soffia sul collo è meglio), lui si è divertito ed anche io. Tornare e scoprirsi entrambi soddisfatti è semplicemente bellissimo.

Messaggi vocali? Upperlacarità.

Io vorrei sapere chi ha inventato i messaggi vocali.

Allora, partiamo da un assunto moooolto semplice: a cosa serve un telefono? A telefonare. Le funzionalità aggiuntive degli smartphone oggi permettono di inviare messaggi scritti, foto e video e fin qui ci siamo e condivido, ma il messaggio vocale proprio non lo sopporto. Ed ora vi spiego il perché:

  • Sei di corsa? Non puoi editare un messaggio? Allora rilassati, finisci ciò che devi fare e poi rispondi al mio messaggio. Ricordati che quando non esisteva il cellulare non è mai morto nessuno se il tuo dispaccio giungeva al destinatario mezz’ora dopo.
  • Sei ancora di corsa e ti devi mettere d’accordo per un appuntamento? Te-le-fo-na! Circa una settimana fa ho assistito ad una scena kafkiana: due persone che si dovevano incontrare di li a poco ed invece di telefonarsi si spedivano vocali e non si capivano….follia.
  • Hai voglia di fare sentire la tua voce perché pensi sia bella? A maggior ragione telefona.
  • Vuoi essere posh e girare con il cellulare tra le mani come una sedicenne registrando messaggi? Innanzi tutto ricordati che ne hai trenta, quaranta o cinquanta suonati, hai pure qualche ruga e comportandoti così non esalti la tua eleganza. Ah se per questo nemmeno una ragazzina la sottolinea….
  • Sei in auto e non puoi scrivere? Prova a pronunciare: “Hey Siri, chiama Davide!”, ti garantisco che lei sarà ben lieta di farlo. Tra l’altro i messaggi di whatsapp si possono anche dettare, lo sapevate vero?

E poi diciamocela tutta: la maggior parte delle persone non possiede il dono della sintesi e tantomeno ha la voce di Mina, quindi io non vedo perché devo essere obbligato ad ascoltare i loro folli deliri. Già perché nel frattempo magari mandano anche una mail oppure asciugano il moccolo della figlia o ancora parlano con un cliente. Inoltre quando ricevi un messaggio vocale e lo fai partire perché pensi che sia veramente fondamentale ascoltarlo, solitamente sei nel bel mezzo di una riunione o una cena, ti si alza il volume e dall’altra parte senti un gracidare di rane, squillare di telefoni, infanti urlanti o ancora un Moolinex rotante e poi la tua amica che dice “ehm…..senti, allora………(sta per dire qualcosa poi silenzio)…………..senti, cioè per stasera pensavo che …… (silenzio)………. Greta stai ferma! Oddio c’è una zanzara che mi ha punto…… Oddio! mi verrà un bugnone…….” e via di seguito. E tu rimani basito cercando di capire se la tua (ormai ex) amica stia incidendo la nuova versione di Ulisse seguendo il suo stream of consciusness oppure sia tutto vero e quindi abbia completamente perso la sua dignità.

In sintesi: il messaggio vocale è brutto, brutto ed ancora brutto, ruba del tempo alla vittima che lo riceve, non lo fa guadagnare a chi lo invia e normalmente la voce di chi lo incide non è per nulla “secsi”.

Davide mi disse: “Scriverò sul mio stato di whatsapp che non ascolto i messaggi vocali” , io ribattei “Scusa ma poche persone leggono gli status” e lui rispose: “Non è più un problema mio”.

Ora ditemi come potrei non amarlo 🙂 e soprattutto questa è bellezza.

+ sorrisi e – vocali 😂

Skygarden427

Torino, Ottobre 2015.

Fu la prima volta che vidi Skygarden427, erano almeno sei anni che cercavo una casa con terrazzo a Torino, ne avevo viste una trentina ma nessuna di loro mi convinceva.

In realtà fu Davide ad illuminare la mia ricerca. Ricordo perfettamente la prima volta che andai a casa sua e mi resi conto che invece di cercare una casa di cento metri quadri (la magione di Piossasco dove abitavo precedentemente era di quella dimensione) potevo vivere in una casa più piccola. Davide affittava una mansardina bohémienne di fronte alla Tesoriera, il nido dove vivemmo l’inizio del nostro amore.

La settimana successiva lessi l’annuncio su un sito di immobili, chiamai l’agente e andai a vederla. Ricordo come fosse oggi la mia emozione appena entrai ed il cuore che batteva a mille quando vidi il terrazzo e posai lo sguardo sulla catena di montagne che disegna l’orizzonte. Dal Monviso – il Re di pietra – al Monte Rosa, e poi ancora la Sacra ed il Monte San Giorgio, il gigante che protesse le mia infanzia.

Quando trovi la tua casa lo senti dentro. È immensamente vero. La visitai mi emozionai e la volli.

I lavori di ristrutturazione durarono circa quatto mesi sebbene il terrazzo lo terminai a luglio. Parecchi intoppi ma ne valse la pena. Come afferma la mia amica Anna: “Tu riesci a vedere il bello anche dove apparentemente non c’è”.

Aprile 2020, il Tea del pomeriggio

A distanza di cinque anni posso affermare che Skygarden427 sono io, l’ho fatta a mia immagine e somiglianza. Lei è fedele al mio stile perché sobria nei toni e negli spazi; rappresenta la mia personalità (ricca e cangiante come il giardino pensile che ho creato) ed è elegante: indossa arredi e suppellettili senza tempo.

Infine è unica perché ha vissuto tutta la storia del mio amore con Davide, dai weekend alla convivenza, passando per il lockdown: mai periodo fu più propizio per la nostra relazione.

La mia analista diceva sempre: “Maurizio, se lei sogna la sua casa sta sognando se stesso: la casa siamo noi”. Le persone che abbiamo avuto il piacere di ricevere come ospiti dicono che Skygarden427 è bella. Vorrà dire qualcosa?

P.s.: Lei ha sia un profilo Instagram Skygarden427 che una pagina Facebook Skygarden427

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