Farsi rispettare significa amare se stessi.

San Diego, California agosto 2018

Erano gli ultimi giorni di una complicata vacanza ed avevamo deciso di soggiornare in un hotel a San Diego, la cui promessa era “Relax in un contesto elegante”.

Promessa completamente disattesa: piscina con orde di bambini ma soprattutto genitori incapaci di gestirli, camera con moquette poco pulita, parcheggio a pagamento ad un prezzo esorbitante, caffè gratuito dalle cinque alle sette del mattino (scusa mi stai prendendo in giro?), personale della reception superficiale ed incapace e vi posso garantire che Estancia La Jolla Hotel & Spa si fa pagare molto profumatamente.

La sera del primo giorno mi presento alla reception e chiedo di poter incontrare il direttore che mi dicono essere in una riunione. Salgo dunque in camera, scrivo una mail a Booking ed attendo di essere richiamato. Il giorno prima della partenza vengo convocato (accidenti quanto lavoro ha questo signore) e mi accomodo. Con una lucidità estrema faccio presente tutte le mie lamentele e concludo chiedendogli cosa lui avrebbe fatto al mio posto. Il direttore che fino a quel punto non aveva proferito parola mi domanda: “Cosa posso fare per lei? – Risposta: “Data la gravità dei problemi e delle mancanze io sono disposto a pagare la metà del prezzo perché non ritengo che il vostro servizio sia da cinque stelle”. Il direttore, un uomo sui 35 anni, mi guarda e mi dice: “Done!”.

L’ultimo giorno al nostro check-out pagammo la metà del prezzo.

Ora, il vero tema non è quanto io sia stato bravo od esigente, ciò che vorrei passasse è che secondo me c’è un forte legame tra la bellezza e la dignità di farsi trattare bene, di sapersi belli e meritevoli. Non è una questione di soldi, io credo che sia sbagliato pensare “pago dunque devo avere”, la base invece deve essere un’altra ovvero l’amore per se stessi, la lucidità e la capacità di esprimere il proprio disappunto.

Una persona con una buona autostima, ottiene molto più di un’altra che è insicura e che magari proprio per questo suo limite può risultare anche più arrogante nel momento in cui fa presente le lacune.

Chi ama se stesso, garbatamente, con aplomb, tranquillità e sicurezza sa farsi valere.

Insomma saper esigere il giusto trattamento, sapersi valorizzare, saper chiedere quello che ci spetta e si merita è fondamentale ed è di una bellezza straordinaria.

Anche il cibo è bellezza.

Pranzo da Stratta, 21 giugno 2020

Sebbene io sia molto attento alla mia forma fisica, non amo cucinare.

Sono però particolarmente esigente quando si tratta di mangiare al ristorante. Parto da un presupposto molto semplice: deve essere un’esperienza memorabile per il palato (gusti e sapori), per gli occhi (presentazione del piatto ed ambiente) e per le orecchie (accoglienza).

Davide ed io abbiamo infatti deciso di non andare al ristorante tanto per cenare fuori casa, ma di trasformare l’uscita in una vera e propria esperienza. Durante i nostri viaggi investiamo dunque parecchio tempo a leggere recensioni, chiedere consigli e provare nuovi ristoranti.

Siamo giunti alla conclusione che Trip Advisor come ogni altro sito di recensioni dovrebbe avere un filtro: “zamarri”; non voglio sembrare snob (anche se un po’ lo sono) ma è inconfutabile che parecchie persone non hanno la minima idea di come si apparecchi una tavola, si stia composti al tavolo, si conversi con i commensali, si faccia un placement, si ordini un vino, si richiami l’attenzione di un cameriere eccetera. Troppi però si sentono titolati a redigere recensioni che purtroppo sono inutili e fuorvianti. Come creare il filtro “zarro” non lo abbiamo ancora definito (beh, io qualche idea l’avrei), al contrario abbiamo le idee molto chiare su cosa cerchiamo in un ristorante. Tra l’altro ci compensiamo molto bene: Davide predilige l’aspetto gusto e preparazione del piatto, io tutto ciò che sta a contorno del cibo e che non è certamente meno importante.

In buona sostanza: meno ristoranti e più qualità e non per forza devono essere stellati o di chef famosi.

Vorrei dunque provare a dare alcuni suggerimenti di locali che abbiamo visitato durante il nostro vagabondare; non rispetterò un ordine preciso, spero non sia un problema. A seguire dunque ecco una delle ultime recensioni che ho lasciato proprio su un locale storico di Torino.

Stratta, Piazza San Carlo: 10 – 10 – 10.

Accoglienza: attenti, gentili e premurosi ma non stucchevoli.

Location: di grande stile, elegante ed un po’ retrò ma non trasandata.

Cibo: perfetto per la qualità delle materie prime e la sapiente cucina. I dolci straordinari.

Bravi, bravi ed ancora bravi perché rappresentate ancora quella Torino che con grande lavoro ed impegno sa distinguersi, mantenendo alta la bandiera di questa città che negli ultimi anni è stata massacrata da un’ amministrazione per nulla capace.

I miei personali complimenti al management ed allo staff.

Ad maiora.

In questa recensione non mi sono dilungato parecchio, ne leggerete certamente altre con più particolari, sappiate però che vi sono tornato l’altro ieri e confermo esattamente quanto sopra.

Saper valorizzare un cibo con garbo, delicatezza ed amore è estrema bellezza.

Per una casa profumata e chic.

Adoro i profumi dell’estate.

La scorsa settimana Anna Mazarese mi scrive “Mauri, sono seria e solo tu mi puoi dare il corretto consiglio: Il profumatore d’ambiente più figo che c’è?”.

A questa domanda mi si è aperto il cuore, mi sono illuminato ed ho preparato con grande dovizia la risposta soprattutto perché, ed Anna lo sa molto bene, io sono un amante dei profumi da corpo e non solo. Ne posseggo circa 120 ed ho il grande dono, quando partecipo ad un percorso olfattivo, di riuscire a distinguerne circa otto senza andare in overdose 🙂

Per me un profumo, oltre ad essere una firma, è soprattutto un abito. Un vestito che deve essere scelto in base all’outfit ed anche l’umore.

A mio parere non esistono fragranze maschili o femminili, esistono fragranze che ci scelgono o che noi scegliamo in base alle fasi o momenti della nostra vita.

Ad ogni modo, poiché la nostra magione siamo noi (quando sogniamo la casa è come se sognassimo noi stessi), è dunque giusto scegliere le corrette fragranze e le modalità di condividerle. In base alla mia esperienza vi sono cinque modi raffinati di arricchire l’esperienza in casa.

Candele: sono avvolgenti, amabili, creative e vigorose; non esiste un momento perfetto per accenderle, esiste però un marchio che a mio avviso è l’Hermès della categoria, Diptyque. Le loro candele sono le uniche in grado dopo pochi minuti dall’accensione di rendere inebriante un ambiente, durare un tempo considerevolmente corretto ed avere una palette di profumazioni veramente impareggiabile. Quella che adoro è Baies.

Profumatori a bastoncino: oltre ad essere un altro elemento di arredo molto sofisticato, magari utilizzando un decanter per il vino, diventano un vero e proprio punto di riferimento della casa, quando passate accanto vi inebriate della nota che avete scelto e quello diventerà il vostro angolo preferito. In commercio ce ne sono migliaia, ma diffidate perché la più parte ormai sono acqua colorata con un po’ di essenza. Noi utilizziamo solo il marchio Dr. Vranjes perché oltre all’ottima ricerca olfattiva garantisce la durata.

Lampe Berger: che dire, un’icona di stile perché la loro collezione di lampade è unica e soprattutto perché hanno uno stupendo ventaglio di essenze. Accendere una lampada è un rito, un modo per riconquistare del tempo per se stessi. Sono estremamente utili per scacciare fastidiosi odori; provate Air Pur non ne potrete più fare a meno.

Carta di Eritrea: quando l’ho scoperta non potevo crederci. Iniziamo dal packaging, stupendo, e successivamente lasciamoci accompagnare dall’intuizione del farmacista piacentino Dottor Casanova che nel 1927 ebbe la stupenda idea di unire muschi, resine ed olii essenziali, gli ingredienti che consentono ancor oggi di mantenere tutta la naturalità di questa inimitabile carta officinale da fumigazione. Unica perché purifica e profuma garbatamente la stanza. Esiste anche un triangolo da porre in auto: il migliore profumatore per auto in assoluto.

Contenitore spray: se invece volete solo ravvivare l’ambiente o renderlo più accogliente all’arrivo dei vostri ospiti o prima di accomodarvi sul divano, allora vaporizzate Soft Cachemire o Red Berries di Zara home, magari il primo utilizzatelo per la stagione autunnale ed il secondo per una fresca serata primaverile ed i vostri ospiti vi domanderanno sicuramente di tornare da voi.

Tutto ciò è bellezza, perché una fragranza racconta di sè del proprio stile, e delle sensazioni che avete deciso di regalare a voi stessi oppure agli amici che ospiterete.

“Spesso diamo tutto per scontato e non ci accorgiamo di quanto bene e quanto bello ci circondi.”

La mia mamma: il punto di riferimento più importante della mia vita.

E’ ciò che oggi mi ha scritto Silvia, la mia vicina di casa quando vivevo a Piossasco, commentando favorevolmente il mio blog.

Lei fu la mia compagna di giochi dalla tenera età di 7 anni fino all’adolescenza. I suoi genitori erano i Maestri Borgiattino conosciuti da tutti in paese, nel 1977 Piossasco era un paesone e via Fontanesi era ancora percorsa dalle mucche accompagnate al pascolo dal papà di Vilma. Renzo e Rosina, genitori esemplari, erano un’istituzione (insieme alle maestre Perassi e Pons) ed io ebbi l’onore di frequentare casa loro, giocare nel giardino e respirare cultura e compostezza.

A soli 7 anni partivamo la mattina e con le nostre cartelle rigorosamente sulle spalle e raggiungevamo la scuola a piedi: durante il percorso che durava circa mezz’ora ci fermavamo alla panetteria Bertotto, al termine di via Solferino, per acquistare la pizza bianca oppure le patatine con la sorpresina.

La casa di Silvia ed il monte San Giorgio.

Il pomeriggio, dopo aver fatto in compiti, scendevamo in strada per giocare insieme a Cinzia, Tiziana, Paolo, Claudia, Massimo, Francesca….

Eravamo i bambini di Via Fontanesi una strada che terminava nei prati dunque non essendoci pericoli, i nostri genitori ci lasciavano liberi di scorrazzare con le biciclette oppure di disegnare il gioco della settimana a terra. Ah si, giocavamo anche ai quattro cantoni!

Inutile dire che i nostri pomeriggi erano molto semplici ed eravamo felici. Sarei prevedibile e dozzinale se scrivessi “Eh certo non c’erano i cellulari”, ah ma che bella scoperta!

Il punto non è questo, ma come afferma Silvia “La vita prima o poi qualche conto lo presenta come é inevitabile che sia, ma nel frattempo abbiamo avuto la possibilità di studiare, viaggiare, avere una famiglia da cui tornare, fare esperienze, innamorarci. “

Vorrei soffermarmi un attimo su “…una famiglia da cui tornare”: ma vi rendete conto di questo? La più parte di noi ha o hanno avuto un padre ed una madre da cui tornare. Stupendo, veramente stupendo. Secondo me ce lo dimentichiamo, troppo spesso.

E poi con Silvia siamo anche partiti con la bicicletta alle 5 del mattino, credo all’età circa di 10 anni, per andare a vedere l’alba. Svegliarsi alle 4:30 uscire alle 5:00, pedalare in direzione Sangano e fermarsi alle 6:00 per salutare il sole che sorge …forse nacque li il mio amore per lo yoga 🙂

E quando tornavamo a casa avevamo una famiglia che ci aspettava.

Grazie.

E voglio concludere con ciò che Silvia ha ancora scritto in merito al mio blog: “Non è una fortuna data a tutti e credo che il tuo celebrare questa bellezza sia un grande atto d’amore per la vita.”

P.s: Silvia Borgiattino scrive molto meglio di me, dunque se volete approfondire come abbiamo trascorso i nostri anni potete acquistare e leggere il suo divertente saggio, il cui ricavato andrà interamente all’Ospedale Agnelli di Pinerolo.

Buon 5781 🍎🍯 Shana Tova Umetuka

“Il senso della consuetudine, seguita da un menu di cibi dolci, è quella di augurare il meglio per il nuovo anno”.

La mia cara amica Roberta di Tel Aviv mi ha inviato un messaggio di augurio per il nuovo anno. È un testo pieno di amore, sensibilità, buon senso e tanta tanta bellezza.

Carissimo, domani sera festeggeremo in Israele e in tutte le comunità’ ebraiche nel mondo il Capodanno Ebraico, Rosh Hashana.
Rosh Hashanà è da molti celebrato come una ‘festa’ e incentrato sulla cena in cui le famiglie si ritrovano in un’atmosfera gioiosa e purtroppo spesso poco consapevole della serietà di quel giorno definito dai maestri come Yom Ha Din, il giorno in cui Dio decide ‘chi vivrà’, chi sarà sano e sereno, chi dovrà perire nella guerra. Non per altro, Rosh Hashana è vissuto dai cabalisti come il giorno di più drammatica rilevanza del calendario ebraico, forse anche più dell’Yom Kippur nel quale Dio invece appare nel Suo volto di compassione e misericordia.

Quest’anno saremo in lockdown e molti sono solo preoccupati di come non potranno festeggiare insieme, dimenticando che Rosh Hashana e’ una festa individuale, dove ognuno di noi prega e chiede di essere iscritto nel libro della vita e della morte, nell’abbondanza e serenità. Certo pregare insieme porta a Dio una preghiera più forte e unita, ma oggi ci è chiesto di dimenticare il mondo superficiale e dei divertimenti e di sapere essere uniti anche se distanti e di sapere unire le nostre preghiere con il pensiero e il cuore.

Ieri notte, mi sono raccolta davanti al mare, per vedere la bellezza della Natura e dell’Umanità, tra le onde, il cielo, le stelle e la luna e nel mio raccoglimento ho fatto una preghiera: quest’anno il mio raccoglimento sarà per tutta l’umanità, perché il mondo possa riconoscere la Luce e che la Salute, Pace e Serenità scendano sulla terra, perché’ questo virus possa sparire così come e’ venuto, perche il mondo possa vivere la magia dei miracoli e saperli riconoscere.

Shana Tova Umetuka – per anno buono e dolce per tutti, al di la’ della proprio religione, perché’ le benedizioni non hanno ne tempo, ne spazio e appartengono a tutti.

Con tutto il mio amore
Roberta

Bisogna sempre avere un foulard, possibilmente di Hermès ☺️

E’ la frase che la scorsa settimana dissi ad Amèlie, la figlia di Laura durante la nostra cena di sushi. Il giorno precedente il tesorino si era rotta un dito (fortunatamente nulla di grave) e dopo esser stata ingessata non aveva mezzi per legare la mano al collo.

Amèlie, arguta creatura di sette anni, alla mia affermazione sgranò gli occhi e con il suo sorriso più disarmante: “Chi è Emmè?”.

Io: Hermès amore, Hermès. Una prestigiosa casa francese di altissima artigianalità che ha scritto la storia dell’eleganza in Francia e non solo. Un’icona di stile per foulard, scarpe, cravatte, cuscini, abiti, gioielli… La maison è dal 1837 sinonimo di libertà di creazione, ricerca costante dei materiali più belli, trasmissione di savoir-faire d’eccellenza.

La settimana successiva Amèlie è dalla nonna (la mamma di Laura) e ad un certo punto dice: “Nonna lo sai cosa mi ha detto Mauri? Che bisogna sempre avere un foulard di Ermè”.

Pronuncia migliorata, messaggio passato, concetto interiorizzato: io adoro Amèlie è così straordinariamente simile a me, che non potrei non amarla.

In realtà ciò che mi interessava trasmetterle era il gusto per il bello ed i foulard di Hermès sono indiscutibilmente belli. Li avete mai visti? Toccati? Sfiorati? Avete mai letto di come li producono? Di come realizzano le stampe? Della qualità che sta dietro a quelle opere d’arte? Un consiglio: fatelo.

Quando andiamo in centro, dico sempre a Davide: “Andiamo a vedere le vetrine di Hermès, quel tempio vale sempre una tappa”. Vi siete mai soffermati davanti? Le cambiano circa ogni tre mesi o forse ancor più di frequente. Sono uniche: una sinfonia di colori, oggetti accostati alla perfezione. Sono un quadro, un’opera d’arte.

Non è detto che amare il bello significhi possederlo, io ad esempio non posseggo un foulard di Hermès, tante volte basta osservarlo, poi chiudere gli occhi immaginarlo e riempirsi l’anima di tanta bellezza.

Il lavoro nobilita l’uomo?

La piramide del Louvre ed il magnifico gioco di luci.

Circa un anno fa rassegnai le dimissioni. Avevo ricevuto un’offerta estremamente interessante da una multinazionale leader nel settore dell’autoveicolo. I criteri che mi spinsero a cambiare furono sostanzialmente tre: l’adesione al progetto Aziendale (non mi riconoscevo più nel modello scelto dalla precedente azienda), il gruppo di lavoro (si erano venute a creare delle frizioni e degli stress inutili nel precedente comitato direttivo) ed ultimo ma non meno importante l’aspetto economico (non essendo uno sceicco, devo lavorare per vivere).

Mai scelta fu più appropriata. Certo cambiare lavoro a cinquant’anni mi creò un po’ di stress: uscire dalla zona di comfort, cambiare città, dover conquistare la fiducia dei collaboratori, costruire un nuovo ruolo erano certamente aspetti di non poco conto ma la mia inguaribile curiosità ed ottimismo mi aiutarono e feci la scelta con consapevolezza e serenità.

Nel mio percorso professionale ho cambiato molte aziende, ho avuto modo di esperire parecchio e di confrontarmi con tantissime persone. Nel bene o nel male sono stati tutti momenti di crescita professionale (anche quelli negativi: si impara cosa “non fare” anche da un capo incapace) e personale: ho avuto modo di imparare da tutti e di poter scrivere tante belle pagine.

Non so se il mio percorso si possa definire una carriera sfolgorante, ma il punto non è questo. Ho sempre voluto fare bene il ruolo che mi veniva affidato, con impegno, serietà e dedizione. Rispettando i colleghi, i collaboratori oppure i partner. E soprattutto sono sempre stato me stesso, con i miei limiti e le mie passioni. Sono un ottimista dunque non avrebbe senso non esserlo sul lavoro.

Ho avuto soprattutto la grandissima fortuna di gestire progetti che mi divertissero, non lo dico a caso ma con cognizione di causa.

Ho ancora presente l’emozione quando dieci minuti prima dell’inaugurazione di un evento organizzato per Eni al Louvre – un cocktail dinatoire a favore di un’esposizione d’arte – osservai i primi ospiti, fra cui tante personalità del mondo politico e dello spettacolo, la piramide e l’edificio del Louvre interamente dipinti dal colore giallo delle luci, e mi commossi: tutto quello era anche opera mia e di circa una sessantina di persone che avevano collaborato con me a quel progetto.

Alla mia sinistra Annalisa Messa e Patrizia Bonzio due formidabili donne che hanno creduto in me

Ma soprattutto il mio percorso professionale è stato pregno di incontri: persone ricche umanamente e culturalmente. Ho interloquito con operai, impiegati, imprenditori, segretarie, assistenti, manager, amministratori delegati, ed anche panettieri. Donne e uomini che mi hanno dato tanto, soprattutto motivi per crescere ed evolvere.

Credo quindi di poter affermare che il lavoro, se costruito con gli altri per dare vita ad un bel progetto, nobiliti certamente l’uomo.

Ed anche questo è una magnifica bellezza!

E questi siamo noi ❤️

Davide ed io nel deserto del Negev – Israel

Una coppia che cresce insieme da ben 6 anni. Ci siamo incontrati in un momento in cui io non cercavo una relazione, anzi esattamente il contrario. Ero single da circa 4 anni e non avevo alcuna intenzione di impegnarmi. E invece un ragazzo su una 600 blu mi ha stregato.

Il nostro patto è molto semplice: io sto con te solo se mi fai stare meglio di come starei da solo.

E fino ad ora ha funzionato egregiamente.

Abbiamo un sacco di interessi in comune, primo fra tutti i viaggi: un amore spudorato, folle ed unico. Non abbiamo ancora terminato un’esperienza che stiamo già prenotando la prossima.

Il primo viaggio fu Israele 🇮🇱. Ricordo ancora che prima di partire pensai: “se regge questo viaggio posso andare con lui ovunque” non perché sia un Paese particolarmente pericoloso anzi, non è però una metà che un ragazzo di 22 anni credo sceglierebbe.

Israele è un po’ come noi: frizzante, accogliente, unico, determinato, sempre alla ricerca della novità, instancabile, con radici solide, inesplorato, solare e potrei continuare per ore!

Davide ha saputo accogliermi con grazia, sensibilità e pazienza, tanta pazienza direi: io avevo 44 anni all’epoca e non avevo mai convissuto. Nemmeno lui ma con 3 fratelli immagino fosse più semplice. Ed io credo di avere difetti per almeno 10 fratelli 😂

Non gli dissi subito la mia età, ricordo che ad una sua lecita domanda affermai “attorno ai 40…”; un giorno ci dovemmo iscrivere in palestra dunque domandarono le nostre date di nascita; Davide non disse nulla se non dopo essere usciti e la sua frase fu “ah e così hai 44 anni”.

E da quel momento la mia età fu pubblica (che disperazione 😂).

Un giorno in Africa due energumeni (italiani ci tengo a sottolinearlo) ci chiesero “cosa c’è tra di voi?” Io risposi: “21 anni di differenza!”

Tutto questo è bellezza ed anche di più.

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